La Storia
L’inizio di tutto
È nel lontano 1997 che fa capolino nella testa di due eroici amici una malsana idea: i due, forse in uno stato d’esaltazione totale perché reduci da uno strepitoso successo in un memorabile inter-facolta (memorabile perché il più scarso in contenuti tecnici che gli annali ricordino), ma più probabilmente e semplicemente (basta una scarna considerazione statistica per affermarlo) in preda ai fumi dell’alcool, decidono di dover dare continuo a quel loro strano, impensabile e, inaspettatamente, vincente sodalizio.
La coppia sebbene d’origini geografiche apparentemente vicine (entrambi abruzzesi, ma solo nella forma) hanno vissuto nella loro infanzia realtà diametralmente opposte: l’uno proveniente da una piccola e deliziosa città che vanta origine pre-romane, l’altro proveniente da una baraccopoli di zingari che suole darsi aria da grande metropoli, l’uno amante del mai troppo rimpianto De Andrè, l’altro accanito fan dell’incomprensibilmente ascoltatissimo Celentano.
È con coraggio che, nonostante queste sostanziali diversità, i due pionieri decidono, di comune accordo, di gettare alle ortiche arcaiche rivalità campanilistiche e musicali ed unire i loro sforzi in una causa comune, buttandosi in un’avventura che, ai più, sembrò una vera e propria pazzia: il raggruppare un gruppo d’amici su tre passioni il cibo, l’alcol e la pallavolo.
Con orgoglio possiamo invece affermare che, alla resa dei conti, i due gettarono il seme per la crescita di quello che rappresenta ad oggi uno dei più strepitosi successi sportivi ad alto contenuto alcolico e “trigligerico” del globo terracqueo
Fu così che ebbe inizio la gloriosa storia dei Pallavolisti anonimi a oggi noti anche con il nome di Bradipi.
Anno primo 1997/98
Come detto fu il 1997 l’anno in cui la nostra gloriosa squadra iniziò a calcare i parquet e i linoleum delle palestre di mezza Toscana. Chi vi scrive di quegli anni ricorda l’aspetto avventuriero delle trasferte: la spasmodica ricerca delle palestre in luoghi sconosciuti, la Polo Bianca del Vecchi tristemente abbandonata a Pontedera (dove il mezzo esangue si lasciò morire), la Citroen Bx grigia del Fasoli da tutti conosciuta come Margot, abbandonata vilmente per una Skoda blu, i palloni contati e contesi con la squadra femminile, la freddissima palestra del Peccioli, la lunghissima trasferta di Chianni, la estasiata meraviglia per l’impianto del Ponsacco seconda solo all’attenta contemplazione delle tette di Stella che proprio da quella palestra iniziarono a ballonzolare accompagnando simpaticamente le gesta dei nostri atleti sul campo e le loro fantasie erotiche fuori dal campo…
Potrei continuare per ore ma il rischio sarebbe quello di svalutare gli aspetti tecnici e i risultati sportivi conseguiti che, seppur per noi sempre marginali, furono di notevole importanza. Proverò allora a scavare nella mia memoria e a ripercorrere le tappe salienti dell’annata, necessariamente sarò impreciso ma purtroppo mancano documentazioni scritte e prove filmate, i pochi documenti presenti erano conservati nel museo sportivo di New Orleans ma il tornado Katrina…
Nell’anno sportivo in questione furono disputati due campionati Uisp, il primo ebbe un inizio folgorante i prodi atleti pur conoscendo solo alcuni rudimenti della pallavolo sull’onda di un entusiasmo, peraltro ingiustificato, inanellarono una serie di cinque successi che ebbe termine, e mai venne ripreso, nella sventurata partita di Chianni disputata dalla squadra orfana del Fasoli che si abbronzava sulle spiagge del Mar Rosso.
La squadra composta da giocatori che mai avevano solcato con ardore e piglio agonistico un campo di pallavolo se non nelle persone del Capitano e opposto Fasoli (giocatore peraltro già esperto che meditava un ritiro a fine anno) e del mitico centrale Baccianella Fabio da Bracciano (giocatore giovane di comprovato valore umano, tecnico e agonistico nonché di sani e facili costumi) guidate dal grande Vecchi, che per motivi di salute inizialmente dismise i panni del giocatore per vestire quelli dell’allenatore, ben si comportò al cospetto di squadre alla sua portata (Chianni, Pecciolese e La Rotta. Con la sola eccezione già citata) ma nulla potè contro compagini al momento tecnicamente più dotate (Ponsacco e Volley Pisa) arrivarono così dopo quella con il Chianni le due sconfitte con il Ponsacco e le due con il Volley Pisa (amici ed avversari di sempre) i nostri prodi terminarono terzi in un raggruppamento di sei squadre, comunque non un cattivo inizio per una squadra esordiente.
Nemmeno i due fondatori Vecchi e Fasoli si aspettavano, però, quello che sarebbe successo nel raggruppamento successivo: la squadra, persi alcuni componenti dimostratosi poco adatti a reggere gli effetti sinergici dei pesanti allenamenti e delle notevoli quantità alcoliche ingerite ne acquistò di nuovi, più adatti e più esperti. Fanno così la loro apparizione: l’esperto Peppe (Costa) anche se lui credo non se ne sia mai accorto, l’agonista e sfortunato Scaramuccia (Andrea), il sensibile Giosia (Maurizio), la meteora Nassi (Adriano), l’indistruttibile Stefano (Oliveri), il logorroico Benetello (Marco) e il rissoso Scopece (Luca), e volutamente lasciato per ultimo colui che ha dato la vera sferzata alla squadra e ne ha riscoperto la vera vocazione: Michele che di cognome fa FIASCHI e di soprannome DR. UNK.
La squadra così rinnovata e, di tanto in tanto, rafforzata dall’entrata in campo dell’allenatore Vecchi, trova la sua vera vena che risulta essere decisamente alcolica: vince tutte le dieci partite del secondo torneo arrivando, oltre a conoscere posti dove si mangia e si beve anche a tarda ora (Nonna Ilva a Fornacette), a vele spiegate alla finale interprovinciale con l’Amatori Livorno.
Solo la sciagurata gestione Uisp (oltre al trascurabile fatto che erano molto più forti di noi e ci hanno fatto un culo come un paiolo) non permette ai nostri di entrare nella storia: la partita della finale è una partita secca, inspiegabilmente in casa loro (palestra non regolare: una chiesa sconsacrata), e scandalosamente il giorno dopo una nostra partita finita al quinto set.
I nostri eroi, sfiniti nulla possono contro la forte compagine labronica e finiscono sconfitti seppure abbandonando la palestra fra gli applausi (i nostri n.d.r.). Il tutto viene degnamente festeggiato in un malfamato locale nella città portuale, del quale non ricordo il nome, dopo aver inutilmente tentato una improbabile sortita alla Cantina senese vista l’ora.
A fine anno alcuni componenti della squadra partecipano alla manifestazione satellite “bimbi in piazza” senza risultati apprezzabili, e però in quella sfortunata occasione che lo Scaramuccia si vede costretto a disertare per un po’ i campi a causa di una distorsione alla caviglia, su proposta del Fasoli e del Vecchi i compagni di squadra decidono con consenso unanime di fargli dono del loro primo trofeo: la coppa per aver vinto la fase provinciale nel secondo torneo.
Dopo grosse libagioni alcoliche il Capitano Fasoli annuncia con dolore il suo ritiro dall’attività agonistica, per raggiunti limiti d’età…
Anno secondo: 1998/99
L’ annata sportiva in questione nasce tra i più lieti auspici, in una mitica riunione nella vecchia casa del Vecchi in piazza Bartoli. Il Fasoli decide di tornare sui suoi passi e giocare ancora un anno per onorare l’arrivo in squadra di un suo vecchio amico e compagno di gloriosi tornei di beach volley, dopo una parentesi nella pallavolo che conta, quella vera gestita dalla fipav, è infatti l’anno dell’arrivo in squadra del possente Inzaina (Luca) ex decatleta ed ora pallavolista convinto. In un vocio festante, tra ricchi tramezzini, bicchieri di vino (gentilmente offerti dal Vecchi) e superalcolici, preparati ad arte dal Fasoli, prende forma la nuova squadra. Vi sono in quella riunione atleti dell’anno appena passato: il Vecchi, lo Scaramuccia, l’Oliveri, il Giosia, il Fiaschi, il Fasoli, il maggiore dei Costa (Peppe) tra i nuovi già presenti il maggiore dei Capozzela (Paolo), il già citato Inzaina ai quali successivamente si aggiunsero L’Artuso (Carlo), il Turi (Angelo), il Capozzela minore (Renato), il Metallo (Xino), e poi a campionato appena iniziato il Liuzza (Carlone) forse il giocatore più forte che abbia mai fatto parte della nostra squadra ma purtroppo poco presente alle vicissitudini terrene del gruppo, e da ultimo un giocatore triestino di indubbio spessore tecnico, (ciò pressocchè nullo) che da tutti è ricordato simpaticamente come Cerbiattino (Giovanni). Purtroppo al gruppo manca il Baccianella che decide di andare a giocare in serie C con il Casciavola la sua assenza avrà ripercussioni umane più che tecniche.
Rispetto al tasso tecnico dello scorso campionato questa più che una squadra dovrebbe rivelarsi uno schiacciasassi e ciò nonostante l’abbandono in corsa per motivi di lavoro del Vecchi (per quest’anno allenatore della squadra femminile), del Costa (chiamato dalla madre patria) e di Stefano Oliveri (richiamato nella calda Sicilia per motivi familiari). La situazione economica, non certamente florida fino a quel momento, migliora poiché il prode Turi, oltre alle sue gesta tecniche, porta in dotazione uno sponsor e la squadra si appresta a brillare in campionato con il nome di Planet pizza.
Lo sport è maestro di vita: nulla è dovuto, tutto va conquistato. La squadra, allenata dall’Inzaina e capitanata dal Fasoli, stenta a trovare la propria identità. Le prime partite sono un disastro: si perde con l’Amatori Livorno, con il Volley, con la Svicat, e in una partita maledetta con la Uisp Livorno. In quest’ultima partita citata, i nostri prodi appena al rientro delle festività natalizie, in cinque persone più un ubriaco (il Fiaschi) vincono brillantemente il primo set poi inspiegabilmente cedono. Tra i primi il Fiaschi: non si regge in piedi e barcolla, una sua battuta non oltrepasserà la nostra linea dei tre metri, solo un miracolo fa sì che non vomiti in campo…
Il Giosia alza non ai suoi compagni ma ai muri della palestra, l’Inzaina si altera ed esagera leggermente nel redarguire il nostro alzatore, il Fasoli si fa forza del suo carisma e tenta di riportare la calma ma nulla può: la partita è persa, il rapporto fra i due (Giosia e Inzaina) alterato e il Fasoli annuncia a fine partita il suo disgusto per l’accaduto e la sua ferma intenzione di ritirarsi dalla pallavolo giocata…
Come spesso avviene dopo una caduta c’è la risalita e la squadra inizia a girare, i nostri si prendono parecchie soddisfazioni. Il Fasoli è ritemprato dall’incondizionata fiducia che l’amico e allenatore Inzaina gli dimostra più volte facendolo giocare in tutte le condizioni fisiche. L’uomo barbuto giocherà: con una coscia stirata, con una caviglia in disordine, con una spalla dolorante, con una febbre da cavallo (tra l’altro con il cavallo stesso infortunato), con il ginocchio a pezzi con un dito della mano fratturata, con i ciccioli fra le dita dei piedi…
L’età, i ripetuti acciacchi e la necessità di lavarsi più spesso i piedi lo portano a rendere pubblica la sua intenzione di ritirarsi dall’attività a fine anno…
La squadra in attacco diventa inarrestabile, il Capozzella Renato malgrado un fisico da “sollevatore di coriandoli” si rivela un’alzatore ordinato e rassicurante, il Liuzza fulminante con i suoi attacchi al centro, l’Inzaina devastante e implacabile guerriero di banda, il Fasoli decisivo nel togliere le castagne dal fuoco quando gli altri tirano il fiato, lo Scaramuccia in ricezione ha una percentuale di positività degna di Kiraly, Il Turi e L’Artuso nel ruolo di centrale crescono e diventano giocatori veri, il Capozzela Paolo, ripresosi definitavente dalla Gonaria (nota malattia tropicale con lunghi ricci), si rivela giocatore poliedrico e prezioso jolly, Cerbiattino un prezioso collante per lo spogliatoio rivelandosi un grande cabarettista, il Giosia metterà raramente ancora piede in campo, lo Xino emigra tre mesi in Germania dal fratello, il Fiaschi si da al teatro e sparisce seguendo la sua vera natura concedendosi totalmente al vino e abbandonando definitivamente la birra. Prima di sparire riesce a dare un dispiacere alla intellighenzia della squadra, in una memorabile giornata di black out elettrico il Fiaschi fa coppia con Cerbiattino e i due, ultime ruote del carro, si prendono il lusso di battere la coppia Fasoli-Inzaina in un memorabile evento satellite: in una tirata partita di “pallavolo al buio con rimbalzo” i due si laureano campioni del mondo di tale specialità. A seguito di questa delusione il Fasoli medita seriamente il ritiro…
Alla fine la squadra si piazzerà terza dietro alla Svicat e alla Volterrana e davanti: all’amatori Livorno al Ponsacco, al Volley, al La Rotta, alla Pecciolese, all’uisp Livorno e al Buti. Il piazzamento è onorevole ma rimane in tutti la sensazione di una occasione fallita. Il Fasoli annuncia tra le lacrime sue e degli astanti l’intenzione di ritirarsi dall’attività agonistica.
A fine anno in onore del suo addio la squadra parteciperà ad un quadrangolare, piazzandosi al secondo posto buttando le basi per l’anno successivo infatti a queste partite parteciperà anche il Baccianella, reduce da uno sfortunato campionato in C e da un infortunio al ginocchio. Il braccianese manifesta apertamente la volontà di tornare in squadra l’anno seguente per giocare con i vecchi amici, il Fasoli onorato da tale proposito decide di rimandare il suo ritiro di un anno. Per dare maggiore risalto alla decisione del Fasoli il Baccianella, nei mesi successivi, si impegna allo spasimo nel suo sport preferito e in breve tempo riesce a “punzonare” metà della squadra femminile fino allora ampiamente delusa e illibata, almeno per quel che ci riguarda.
Storica nel quadrangolare la vittoria per tre a due contro la corazzata Svicat dai nostri festeggiata come la vittoria di un mondiale. Ad onor del vero gli avversari erano ampiamente rimaneggiati e nell’esiguo numero di sei persone più il mitico Baffo, loro dirigente storico, costretto a scendere in campo dopo l’infortunio di colui che noi identificheremo come il Nasca a causa del suo profilo importante e visivamente imponente. Ad oggi quella rimane l’unica nostra vittoria contro la compagine più gloriosa del circuito uisp toscano e forse nazionale.
Nel mese di Giugno L’Inzaina , Il Fasoli, Il Peppe Costa e il Giosia prenderanno parte assieme a quattro loro amiche (Il fatto di non ricordarne il nome significa ovviamente una sola cosa: non ce l’hanno mai data) al tradizionale torneo misto di fine anno la “Springs cup” piazzandosi al terzo posto.
Anno terzo: 1999/00
Quella che prenderà parte al campionato 1999/00 è forse la compagine più dotata che sia stata messa in campo con i nostri colori, il parco giocatori non presenta pecche né fisiche né tanto meno tecniche per non parlare dell’esperienza che abbonda, basti pensare all’anziano Fasoli che sin dall’inizio mette in chiaro: “dopo quest’annata mi ritiro”.
La situazione è particolarmente favorevole l’Inzaina, ancora nella doppia veste d’allenatore giocatore, può disporre di molteplici soluzioni nonostante l’allontanamento di alcuni elementi: il Giosia si prende un anno sabbatico, lo Scaramuccia è in Danimarca per la sua tesi, Cerbiattino si trasferisce in Francia. La partecipazione del Vecchi, anche quest’anno allenatore delle donne, è solo marginale e si limita ad un paio di partite.
In realtà il Vecchi non concorda pienamente con la visione particolarmente agonistica data alla squadra dichiaratamente costruita per vincere, nulla possono le parole dell’amico Fasoli che tenta di convincerlo spiegando che per lui questo è l’ultimo anno e vorrebbe giocarlo come si deve magari per lasciare da vincitore l’attività agonistica, il piacere di farlo assieme a lui sarebbe enorme, infatti permane ferrea la sua decisione che questo, per lui, sarà l’ultimo anno. Il Vecchi, capisce ma non cede alle preghiere dell’amico, parallelamente e in modo subdolo forma un gruppo che, nella stessa palestra, da vita ad un fatidico torneo di “birrette”. Tale gruppo prevede la partecipazione di volti nuovi: il minore dei Costa (Sergino), il Baluci (Sergio), il Ronhjuhgshney (Cesana), il Magnati (Claudino) figure che ritroveremo in seguito, poi il Vecchi riesce a raccattare altri loschi figuri tra i quali ricordo Paolino da Tuscania (praticamente un pazzo) e Oronzo. Riesce a fare da catalizzatore per giocatori che per un motivo o per l’altro sono momentaneamente usciti. Magari non dall’inizio ma comunque graviteranno attorno a tale gruppo Il Fiaschi (nei rari momenti di sobrietà), lo Scaramuccia (nei suoi ritorni dalla Danimarca), l’Oliveri (di ritorno dall’isola), il Giosia (in aperto disaccordo con l’Inzaina) l’Adriano (Nassi) e il maggiore dei Costa (tornato dalla naja).
Discorso a parte merita un tal Simone al quale il Vecchi oltre a fottere numerose birrette fa lo stesso con la su’ donna, astro della squadra femminile, da qui il detto “dove nulla potè il Baccianella ci pensò il Vecchi…” Da questo avvenimento deriva anche la radicata abitudine, da parte dei membri della squadra, di tenere lontano dal Vecchi una qualsiasi cosa di sesso femminile alla quale si è anche solo un po’ affezionati.
Fatta questa dovuta parentesi sulla squadra parallela del Vecchi torniamo alla squadra ufficiale. L’Inzaina può contare sui fratelli Capozzella, sul poliedrico e tecnico Baccianella, l’esplosivo Liuzza, i sempre positivi Turi e Artuso e, probabilmente per l’ultimo anno, dell’esperto Fasoli. A questo gruppo di otto si aggiungeranno Gerardo (indimenticato libero dalle poche parole), il Mori (Mario) l’unico giocatore più vecchio del Fasoli che ritemprato dall’evento pensa: allora posso giocare ancora un altro anno, e volutamente lasciato per ultimo portato dal Baccianella che più che lo stesso conosceva la di lui sorella: il Salvatore Battaglia.
Il giovine siculo merita un discorso a parte: il suo impatto con il gruppo e indecifrabile ad esempio citerò un episodio nel quale dopo mutismo di settimanale durata, affermò: “l’unico soprannome che non sopporto è Sasà…”
Inutile precisare che l’ingenuo individuo da allora nella vita e anche in questa storia è, e sarà sempre, il Sasà. Per meglio individuare le caratteristiche del Sasà taglio uno stralcio della sua biografia da egli stesso scritta.
“…Già nella prima infanzia e, ancor più, nell’adolescenza, il nostro eroe comincia a prendere forma e si manifestano in lui quei caratteri che lo contraddistingueranno fino ai giorni nostri.
Sin dalla tenera età, infatti, il nostro viene emarginato dai suoi simili e coetanei. Il suo atteggiamento taciturno e introverso, la sua natura timida e, diciamolo, anche un po’ cacacazzo non lo aiutano di sicuro a inserirsi nel difficile tessuto sociale giovanile della Vittoria dei primi, ruggenti anni ottanta. I Vittoriesi di tutte le età osservano il Sasà e si chiedono: “Ma che avrà da taliare ‘sto picciotto? E perché non spiccica una parola nemmeno per la minchia? Non sarà mica un infame? Non sarà mica uno sbirro, un traditore o, peggio ancora, un autentico minchione?”
E così il Sasà viene allontanato dal branco ed esposto al pubblico ludibrio.
Ma egli non si scompone più di tanto.
Il Sasà, infatti, osserva sorpreso e divertito il mondo ingiusto che lo circonda. Appena può si isola da tutto e da tutti e scarabocchia, su pezzi di carta trovati qua e là, insulsi disegni o folli storie. Oppure si dedica alla lettura di fumetti, la sua prima vera passione.
Certo, anche la natura gli è avversa.
Il suo corpo, infatti, subisce una repentina e orribile mutazione: nel volgere di pochi anni il Sasà diventa rachitico, castano, dinoccolato e totalmente scoordinato.
La pelle del suo viso, un tempo perfetta e vellutata, viene irrimediabilmente deturpata da una devastante acne giovanile, di cui, a tutt’oggi, egli reca i segni indelebili.
Insomma: un mostro, un vero scherzo della natura….
Il team, quest’anno denominato “Emmepi Auto” grazie allo sponsor portato in dotazione dal Mori, ha un inizio folgorante: un Capozzela (Paolo) nelle vesti di alzatore non appariscente ma sempre razionale nella distribuzione che con doti da maratoneta rimedia alle nostre pecche in ricezione, un’Inzaina devastante in banda fa coppia con un Baccianella sempre lucido e agonisticamente presente e che, all’occorrenza, si “dimestica” ottimamente anche come alzatore, un Liuzza spietato continuo e sempre efficace al centro, con il Turi ( all’inizio usato al centro più che l’Artuso forse un po’ indietro di preparazione) che acquista esperienza e sicurezza, un Dino che si esalta nell’inatteso ruolo di libero e, ciliegina sulla torta l’opposto Fasoli che sembra vivere una seconda giovinezza prima del sicuro ritiro a fine anno.
Un tale cocktail di talento, esperienza e fisicità non può non avere come risultato una serie di vittorie che portano la nostra amata a disputare il match clou dell’anno da capolista assieme alla Svicat nell’ultima partita del girone di ritorno, anche perché le già citate prime linee sono supportate con piglio dagli altri.
Inizia a fare le sue prime apparizioni in campo uno sparuto Sasà, torna sul parquet un rinvigorito Mario Mori dopo aver fornito un’opaca prova in una memorabile partita con il Bellaria. Mancando i due Capozzella, il Mori parte alzatore la squadra disorientata va in svantaggio due set a zero, l’Inzaina consigliato dal Fasoli azzarda l’impensabile: nel terzo set il Baccianella entra in campo per la priva volta nella sua vita come alzatore. Il Fabione nazionale prende per mano la squadra ed assieme ad un Luca Inzaina incarognito all’eccesso vincono il terzo set e poi, grazie ad un’intesa millenaria dovuta a tante partite di Beach volley, esalta il Fasoli e i due praticamente da soli vincono i restanti due set. Probabilmente sarà l’ultima partita da indomito guerriero del Fasoli nelle vesti, già sue in gioventù, di mattatore (da qui deriva un suo famoso soprannome “Sandrino o mazzulatori”). Il Fasoli dopo una tale prestazione medita il classico ritiro in bellezza, ne rende partecipi i compagni che lo convincono a procrastinare l’evento almeno a fine campionato. Il Mori da vero e, soprattutto, antico atleta non si deprime ma anzi raddoppia i suoi sforzi negli allenamenti a discapito della sua martoriata schiena e a beneficio del suo abbondante ventre…
Ancora un insegnamento dallo sport: arriva l’occasione di rivalsa, in una partita contro gli Ospedalieri Il Mori che presagiva qualcosa nell’aria, infatti alla partita sono presenti suoi parenti fino al terzo grado nonché affini, amici e congiunti di ogni tipo. L’uomo si rende protagonista di una strepitosa partita in regia e la squadra vince due set passeggiando, solo un piccolo cedimento al terzo set porta la squadra ad uno svantaggio che sembra compromettere il set e qui l’Inzaina ci mette del genio. Per l’occasione, a causa di una mancanza consistente di giocatori, era stato chiamato il Vecchi che non si allena più con noi da tempo essendo occupato ad allenare le donne e a ciulare le donne degli amici. L’Inzaina guarda il punteggio, guarda la panchina e ha l’illuminazione: alziamo il muro. Fa entrare il Vecchi al posto dell’alzatore. Il Fasoli è costernato egli infatti conosce bene il Vecchi e sa che murare non è proprio cosa sua. Siamo sotto di sette punti incredibilmente dopo quella mossa vinciamo anche il terzo set. Il Fasoli pensa che evidentemente di pallavolo non ci ha mai capito una mazza e medita il ritiro…
Il macth clou arriva in un freddo venerdì di febbraio ed è preceduto da uno spiacevole incidente: il maggiore dei Capozzella, con la squadra a punteggio pieno e tutto che sembra girare a meraviglia, dichiara di non voler più giocare alzatore poiché il ruolo non è di suo gusto ma di voler giocare banda, ne consegue una successiva discussione con risultato di acuire divergenze che evidentemente covavano sotto la cenere, si ipotizzano lobby di potere e favoritismi inspiegabili e inesistenti. Alla fine il solo risultato pratico, oltre la rottura di armonia, è che il Paolo Capozzela non giocherà più alzatore ma verrà messo in campo solo saltuariamente come: centrale, opposto e libero alcuni malignano che con premeditazione non venne mai schierato banda dall’Inzaina…
I nostri eroi sono, comunque caricati al massimo sentono di poter vincere quella partita, sognano il primo posto solitari, il Fasoli e il Baccianella passano un pomeriggio assieme a delle comuni amiche milanesi delle quali non ricordo il nome, il Baccianella probabilmente sì…
Alla corte della squadra é richiamato anche il Vecchi a dare il suo contributo d’esperienza. Ma ancora è presto per l’impresa nonostante una prestazione esaltante del Baccianella che mura cinque volte di fila la loro banda più incisiva e un Inzaina carico a mille che vince da solo un set, gli altri componenti della squadra latitano, uno spento Fasoli si perde per due set riprendendosi solo tardivamente, un vanesio Liuzza spostato di banda si incaponisce sparando fuori tre set point di fila in lungolinea, il Turi e l’Artuso forse ancora inesperti pur non demeritando non riescono a dare un contributo decisivo, e nulla può, questa volta, l’Inzaina con le sue alchimie tattiche arrivando a schierare formazioni diverse in ogni set; la svicat è realmente più forte e si dimostra ancora inarrivabile è una resa, onorevole certo, ma pur sempre una resa: perdiamo tre a uno.
La sconfitta non sarebbe grave: gli avversari hanno meritato e tutto sommato possiamo sempre vincere la partita di ritorno. Ma da questa partita in poi la squadra mostra la sua caratteristica principale ossia di essere formata da individui psicolabili: perdiamo contro l’amatori Livorno, contro il Ponsacco e contro il Volley in una partita che raccoglie tutto ciò che non dovrebbe avvenire in una squadra. I ragazzi di Inzaina scendono in campo convinti di ritrovarsi stimolati da quella che forse è la partita più sentita. Vincono i primi due set a mani basse irridendo l’avversario poi accadono cose inspiegabili tra le quali: il Liuzza in prima linea da per quattro volte di fila dei facili appoggi alla banda e non all’alzatore con lo stesso in prima linea, l’Inzaina sbaglia nel terzo set la formazione e Renato Capozzella di mestiere alzatore e alto nemmeno come un tappo di spumante ma come un tappo a corona si ritrova centrale, l’inzaina persevera nell’errore e non rimedia pensando di poter vincere lo stesso, il Fasoli turbato dagli eventi batterà non semplicemente pestando la linea, ma addirittura dalla sua metà campo, una performance seconda solo alla mitica veloce a due mani che il Peppe Costa metterà a segno due anni più tardi… In realtà il Fasoli non aveva alcuna intenzione di battere e solo ora si appresta a confessare l’avvenuto: disgustato dagli eventi avevo deciso di ritirarmi dall’attività e mi stavo dirigendo verso gli spogliatoi nel farlo ho porto sportivamente la palla agli avversari…
Il Volley vince tre a due….
Cosa spinse il Fasoli, in quell’occasione, a tornare sui suoi passi è a tutt’oggi un mistero probabilmente egli presagiva quello che sarebbe successo solo due partite più in là: la partita che forse più identifica lo spirito del gruppo.
Uno spirito che viene a delinearsi in quattro protagonisti subito dopo quella sciagurata partita, Il Baccianella, Il Turi, il Fasoli e il Sasà vagano in una Pisa deserta alla ricerca di alcolici, impressionante la reazione del Baccianella che alternava la sua usuale logorrea con lunghi silenzi intermezzati dall’ormai celebre frase “io dico BOH!!!” I quattro disperati si ritrovano quasi senza volerlo a casa del Sasà e in tale dimora bivaccano fino alle otto del mattino dando un colpo definitivo alla dispensa del sasà e alla di lui riserva di superalcolici.
È dopo una pronta rivincita presasi sugli amici del Volley schiacciati tre a zero dalla nostra compagine, che con una intuizione geniale il Fasoli, spalleggiato dal Baccianella, da un senso al suo mancato ritiro. La squadra più nulla ha da chiedere alla classifica siamo quarti dietro Svicat, Amatori Livorno e Ospedalieri e davanti al Volley al Ponsacco, al la Rotta, Orcianese e Due Emme. I due riescono, senza alcuna fatica a dire il vero, a convincere l’Inzaina nel disputare l’ultima partita del campionato a Orciano bevendo vino e birra durante i tempi. L’idea illustrata ai compagni è un successo su tutta la linea. In una tiepida serata di un calmo giovedì pre pasquale: L’Inzaina, il Fasoli, il Baccianella, il Sasà, il Turi, il Mori e il Vecchi, che pur non facendo parte della squadra in pianta stabile di certo non poteva mancare in un occasione come questa dove si è scritta una pagina indelebile di storia, in dolce compagnia dell’ingessata Antonella (che un po’ andava dietro al Vecchi, non sarebbe dispiaciuta al Fasoli ma, alla fine, ha trombato con il Baccianella), si ritrovano nella consueta piazza Guerrazzi per la partenza alla volta di Orciano, già esserci arrivati rappresenta un successo poiché le libagioni alcoliche iniziarono ben prima della partita. I nostri arrivano già ubriachi nel palazzetto e nel mentre si disputavano le battute finali di una partita femminile continuano a tracannare birra e vino sugli spalti, il Baccianella troverà anche il tempo di farsi dare un sonoro vaffanculo da una giocatrice del Viareggio già importunata nella partita contro le nostre ragazze nel corso dell’anno.
La partita è di quelle memorabili i nostri sono così schierati: Mori alzatore, Sasà opposto, Inzaina e Baccianella bande, Turi e Fasoli centrali con il Vecchi (che entrerà ad alzare varie volte) nelle vesti inedite per una squadra di pallavolo di “versatore ufficiale di liquidi prima dei tempi” coadiuvato nell’opera da Antonella, la compagine così composta contro la penultima in classifica annebbiata e intorpidita nei riflessi dall’alcol soccombe nei primi due set, memorabile l’impegno profuso dal Baccianella il quale ad ogni pallone più lontano da lui di dieci centimetri che cadeva, urlava “cazzo era imprendibile non potevo farci nulla” . Ad ogni tempo ognuno trangugiava più liquidi possibili (si sa un muscolo disidratato rende anche il quaranta per cento in meno), mangiava un pasticcino o una fetta di colomba, urlava “Buona pasqua” e tornava in campo. Quello che successe poi non si sa, sta di fatto che vincemmo quella partita tre a due e, per ovvi motivi, non possono aiutarmi i ricordi ma solo l’immaginazione. I nostri disinibiti dall’alcol giocavano senza timore e mostravano finalmente tutto il loro valore con mirabolanti schemi e potenti schiacciate…
L’avvenimento fu festeggiato in una pizzeria di Orciano assieme agli avversari stessi che mostrarono il loro limite bevendo molto meno di noi. Il Fasoli brindando con una cremina al cocco da lui stesso preparata annuncia il suo ritiro dall’attività agonistica…
La squadra dopo questa performance è comunque destinata a sfasciarsi L’Inzaina e il Capozzela Paolo partiranno militari a Luglio, Il Mori ha la schiena che non permette ulteriori sforzi, il Sasà deve trattenersi in Sicilia per sette otto mesi, il Fasoli ha deciso il suo inderogabile ritiro. Il gruppo continua ad allenarsi facendo partitelle e così che si risvegliano le antiche amicizie con l’altro gruppo quello del Vecchi si gioca anche una partita amichevole in cui il Fasoli gioca tre set con l’Inzaina e due set con il Vecchi, l’anziano giocatore considera quella come la sua partita d’addio intimamente il Vecchi spera, peraltro senza fondati motivi, di farlo giocare ancora per un anno.
Nel prestigioso torneo misto di fine anno, la springs cup, L’Inzaina, Il Fasoli, il Baccianella e il Liuzza assieme a quattro loro amiche delle quali non ricordo il, nome per i soliti motivi perdono incredibilmente in finale piazzandosi al secondo posto…
- ottobre 10th



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