Il caso Baluci : intervista a coach Battaglia
CASO BALUCI
DIVORZIO TRA I BRADIPI ED IL LORO ATLETA DI PUNTA?
Allenatore Battaglia, voci insistenti danno ormai per certo il divorzio tra l’imbattuta squadra dei Bradipi ed il Prode Baluci. O meglio, voci insistenti sostengono che Lei sia sul punto di espellere per sempre il suddetto Baluci dalla squadra per incomprensioni e “dissapori” emersi nel corso degli ultimi allenamenti. Cosa può dirci al riguardo?
Guardi, innanzi tutto vorrei smentire fermamente tali infondate voci di corridoio. Il giocatore che mi ha testé nominato è indubbiamente un noto, rinomato e conclamato caca-cazzo di proporzioni cataclismatiche, ma non per questo, penso, si arriverà alla sua espulsione. Magari, invece, una piccola sospensione dagli allenamenti e dal campionato fino a data da destinarsi….
Sicché mi conferma che, effettivamente, qualcosa nella gestione del Baluci non funziona.
Be’, mi è doveroso sottolineare come la gestione del Baluci sia in re ipsa molto difficile e complessa. Il caso umano con cui ci si trova a fare i conti, infatti, presenta numerosi aspetti “critici” e non è sempre facile, per un allenatore, riuscire a comprenderlo e gestirlo nel migliore dei modi.
Ci illumini, allora.
Che dire: il giovane virgulto siculo indiscutibilmente profonde negli allenamenti e nelle partite tutto il suo impegno e tutte le sue forze, nonostante il suo esile corpicino sia ormai fortemente debilitato dagli innumerevoli infortuni che lo hanno devastato nelle ultime stagioni agonistiche e da quell’instancabile, feroce, violenta, insaziabile, pirotecnica, strabordante e primitiva attività sessuale che gli è valsa il soprannome di “Black & Decker”. In particolare, quanto agli infortuni, la sorte ultimamente è stata con lui davvero inclemente. Quasi come se una volontà divina (quella stessa volontà che il Prode Baluci dispregia ad ogni occasione e bestemmia con sagace e fantasiosa blasfemia) lo volesse misericordiosamente tenere a debita distanza da qualsiasi campo da gioco. In altre parole, il destino, indubbiamente, è beffardo…
Dalle Sue parole, sembra quasi che i problemi nella gestione del Baluci siano dovuti più alle sue scarse condizioni di forma atletico-fisica, piuttosto che ad una reale problematicità del personaggio.
E no! No, carissimo il mio Intervistatore, adesso non sminuiamo oltre misura la problematicità del Baluci. In tutta coscienza, non posso tacere gli aspetti più drammatici della sua persona! Le enumererò le maggiori difficoltà che ho incontrato in questi anni nella gestione del suddetto atleta, solo per darLe un’idea approssimativa della tragedia umana con cui mi sono ritrovato a fare i conti.
Il Baluci possiede l’elesticità mentale di un’ameba. In altri termini, non possiede nessunissima elasticità mentale. Spiegargli come effettuare un esercizio nuovo è un’impresa umanamente impossibile. Introdurre una variante ad un esercizio già più volte ripetuto ed entrato, per così dire, negli automatismi della squadra, richiede un paio di mesi di spiegazioni e tentativi andati a vuoto. Il Prode Baluci deve limitarsi a svolgere attività ripetitive e meccaniche che non richiedano alcuno sforzo mentale. Su questo punto, ormai, non ci sono dubbi.
Il Baluci, inoltre, possiede una coordinazione motoria equivalente a quella Marco (il logorroico palleggiatore dei Bradipi n.d.r.) dopo una delle sue famigerate feste di laurea. Per dirla senza tanti giri di parole, il Baluci non è capace nemmeno di eseguire una serie di addominali a bicicletta senza intrecciare mani, braccia, gambe, piedi e uccello in qualche assurda posizione, a causa dei suoi movimenti convulsi e disarmonici.
Il Baluci, infine, è indisciplinato ai limiti del parossismo. Non c’è stato, negli ultimi due anni, discorso dell’allenatore che non sia stato più e più volte interrotto dal Prode Baluci per fare una delle sue simpaticissime e spassosissime battute di spirito. Non c’è stato, negli ultimi anni, allenamento che non sia stato “illuminato” dalla sua brillante e impareggiabile ironia.
Si renderà conto anche Lei che, in queste condizioni, allenare un gruppo di atleti che deve ancora divenire squadra a tutti gli effetti e trovare la sua precisa identità, si trasforma in un’impresa veramente titanica.
Certo che, da come la descrive Lei, sembrerebbe una situazione senza vie d’uscita. Allora la domanda che sorge spontanea è: cosa fare?
Guardi, Le ripeto, non credo sia necessario giungere ad un provvedimento così grave come l’espulsione. Però, effettivamente, in alternativa e in via “cautelativa” per gli interessi e il futuro della squadra, un innocentissimo omicidio…
- novembre 25th



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